Il Campanile - Torre Nuova_2
Il Campanile - Torre Nuova

I deputati, resisi conto, che quanto era stato stabilito a voce era più vantaggioso delle condizioni del contratto del 20 settembre 1743, ricorsero al Piamarta, eccependo che in quell’atto non si era fatto alcun riferimento a quanto prima convenuto verbalmente.

Il Piamarta accettò di rettificare l’accordo scritto, “in fede di galantuomo”, assicurando che avrebbe mantenuto quanto aveva promesso nella prima intesa verbale e convenne con i deputati per un nuova scrittura notarile (non se ne conosce la data); d’altra parte egli sperava di trarre maggior vantaggio dalla fabbrica della torre di Lonato, alla quale stava lavorando. Con questo nuovo accordo del 14 marzo 1746, si stabilirono le modalità dell’ultimo pagamento. Il Piamarta, sembra di capire, si mostrò totalmente disponibile a condizioni di ribasso di prezzo, pur di riscuotere tutto ciò che era possibile, ora che l’opera era compiuta e non poteva più ricorrere a ricatti di sospensione dei lavori: egli “promise, e stabelì, -recita l’atto- esprimendosi che il pagamento del ultima ratta restava rimesso tutto al volere e prudenza del Molto Reverendo Signor Don Francesco Tessadri uno de Deputati stessi, di pagargli solo ciò che del stesso fosse stato ordinato, di cui era impegno d’informarsi dal Reverendissimo Signor Arciprete di Capriano, e dalli Molto Reverendi Padri del Oratorio di San Filippo in Brescia, di quanto hanno speso con il stesso Signor Piamarta in simil fattura, volendo che ancora la Torre di Carpenedolo sia alla medesima condizione, e di servirla al medesimo prezzo; segiongendo [soggiungendo] anco più cortese esebicione [esibizione] di coprirgli ancora gratis la statua di San Bortolameo riguardo alla fattura però solamente, e di lasciargli correre il Piombo a soldi cinque di meno a raggion di peso [1 peso: 8 Kg] di quello che potesse averla da ogn’altro”.

Oltre i contenuti di carattere contrattuale e finanziario, il documento permette di trarre alcune deduzioni, per ciò che riguarda la nostra statua: essa raffigura senz’altro San Bartolomeo; la copertura a piombo dell’immagine era un lavoro in sovrappiù, rispetto alla cupola, promessa per indurre al pagamento dell’ultima rata della copertura di questa; forse la statua non era nata per essere rivestita di piombo: infatti il Piamarta presentò “cortese esebicione” a coprirla, come ad ingraziarsi i deputati del campanile, per indurli al pagamento definitivo.

Fin qui testimoniano gli atti coevi alla costruzione della torre nuova. Altri documenti dell’Ottocento, dell’Archivio parrocchiale, pubblicati in un numero del bollettino dello scorso anno, citano l’immagine come quella di San Bartolomeo.

Ricuperati i documenti, restaurato il monumento, confermata l’identità del Santo, non resta ai protagonisti che svolgere pienamente il loro specifico ruolo: a San Bartolomeo di continuare la sua protezione sulla popolazione di Carpenedolo; a questa di non dimenticarsi mai di chiederla. Il restauro, dopo tutto, non riguarda mai il ripristino solo di un manufatto, sia pure prezioso come la statua di un Santo, ma ancor più di ciò che esso significa.

 

Mario Trebeschi

 

 


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