La Chiesa di San Pietro
La Chiesa di San Pietro

Origine e ristrutturazioni

L’antichissima chiesetta di S. Pietro, in Carpenedolo, è situata nella zona campestre della periferia del paese, a poca distanza dalla strada per Calvisano. Si può presumere che la sua costruzione risalga all’anno 974, come risultava da una lapidetta, ora scomparsa, trovata durante lavori di sistemazione della piazzetta antistante.

Il titolo di S. Pietro rimanda ad altre chiese bresciane ugualmente denominate, sorte sui possedimenti del monastero di S. Pietro in Monte di Serle, esistenti anche a Carpenedolo, in epoca medioevale, passati poi al vescovo di Brescia..

In più di mille anni di storia, la chiesetta ha subito parecchie ristrutturazioni e oggi porta il segno della sovrapposizione di vari stili..

La più importante modifica venne operata nel 1692. L’abside, che originariamente era rivolta a est, venne demolita (forse perché cadente), con la conseguente scomparsa di preziosi affreschi e l’altare fu collocato all’estremo opposto, dove era l’entrata. L’ingresso fu così sistemato ad oriente, protetto da un portichetto, costruito al posto dell’abside. L’arco ora visibile all’ingresso (reca una data, 1475, e una bella decorazione con trama a fiorami, forse di epoca seicentesca) era il primitivo arco trionfale, che separava il presbiterio dalla navata.

Il vecchio soffitto della navata a capriate fu modificato con il sostegno di un arco centrale a centina più elevata dell’arco trionfale, con le colonne portanti aderenti alle pareti, una delle quali ha coperto, in parte, un affresco della crocifissione. Furono costruiti un nuovo presbiterio e un nuovo altare, separati dalla navata da un arco posto a sostegno ad uno più antico, di cui si intravede traccia.

L’autore di tale opera, il rettore Pietro Querenti, ha lasciato una iscrizione latina, posta alla parete settentrionale, vicina all’ingresso. Tradotta, così recita: “Pietro Querenti trasferì qui a levante l’ingresso. Trasportò l’altare e il coro da qui verso sera. 3 aprile 1692. Questa cappella restituì a migliore forma e ornò di dipinti il rettore Giovanni Giacomo Cassa. 7 agosto 1794”.

Opere di restauro condotte in varie fasi dal 1974 (in occasione del millennio di fondazione) al 2001 hanno permesso di ben rilevare le parti architettoniche e gli affreschi.

Sono stati evidenziati gli archi mediano e del presbiterio, liberandoli dell’intonaco e portando i mattoni a vista. La colonna dell’arco mediano è stata in parte rimossa verticalmente, in modo da mettere in luce completamente l’affresco della crocifissione.

Nel 1980 il portichetto antistante la chiesa fu abbattutto, e lo spazio da esso occupato divenne parte integrante della navata; fu portato alla luce l’antico arco trionfale presso la porta d’ingresso; vennero pavimentate con cotto di recupero, l’area dell’altare e quella dell’ex portico.

Architettura

Osservando la chiesetta dal fondo risalta questa struttura e i tre archi. Nella parete meridionale si vede una antica finestra otturata, con infissi frammenti di embrici.

L’altare, aderente al muro dell’abside, è stato costruito quando la chiesa venne mutata di direzione nel 1692. E’ di intonaco e stucco con paliotto ornato di fiori e fogliame, nel cui mezzo è disegnata la mitra papale con le chiavi.

Sopra l’altare è posto un tabernacolo ligneo dipinto. La pala raffigura la Madonna con Bambino (l’immagine riprende quella del santuario del Castello, di Pietro Ricchi), i Santi Pietro e Paolo e il ritratto del committente, indicato da un’iscrizione: “R.(everendus) D.(ominus) Fau.(stinus) Cerutus R.(ector) S.(ancti) P.(etri). 1680”. Trad.: “Il rev. signor Faustino Ceruti rettore di S. Pietro”.

Alla sinistra dell’altare vi è un piccolo tabernacolo, nel quale si riponevano le reliquie, indicate da un’iscrizione: “Rel.(iquiae) San.(ctorum) Petri P.(apae) A.(postoli) nec non Gottardi et Rochi”. Trad.: “Reliquie dei Santi Pietro papa apostolo, Gottardo e Rocco”.

La chiesetta comunica con una angusta sagrestia, dove si trova un discreto affresco, raffigurante il crocifisso, alla destra un sacerdote inginocchiato in preghiera, alla sinistra la morte biancovestita con la falce.

Accanto alla chiesa sorge un campaniletto, con due campane. Una piccola lapide in marmo apposta sulla facciata sud del campanile, sopra il tetto del tempio, riporta un’iscrizione latina della data di costruzione o del restauro, e gli offerenti: “Didaci Azzi aliorumque Impensis extat a die XIII Aprilis Anno MDCCCLXV”. Trad.: “Edificato a spese di Didaco Azzi e di altri dal giorno 13 aprile 1865”.

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