La Chiesa di San Pietro_2
La Chiesa di San Pietro

Gli affreschi

Sulle pareti interne a lato spiccano pregevoli affreschi quattrocenteschi, il cui restauro è stato completato nel 2001. La loro data compare sulla bordatura superiore dell’affresco della parete meridionale, rappresentante la fuga in Egitto: “1474 Dip.>” (dipinto commemorativo dei 500 anni di costruzione). A tale data risalgono anche i dipinti della crocifissione e di S. Pietro, sulla parete opposta. I rimanenti affreschi raffiguranti S. Antonio abate, S. Bernardino, e ancora S. Antonio abate, sono della stessa epoca, ma sembra non siano dello stesso autore. Non ci si spiega perché sia stata dipinta due volte la figura di S. Antonio abate. Vi sono altri frammenti di affreschi di santi non identificati. Un affresco situato vicino alla parete di facciata del presbiterio, raffigurante il papa S. Gregorio e le anime purganti, è di epoca posteriore.

Gli affreschi recano i segni della devozione dei fedeli, che ricorrevano ai santi, quando erano provati da vicende dolorose: guerre, epidemie, carestia. Di questi fatti vi è ricca testimonianza nelle scritte graffite tracciate da ignoti popolani sui muri e sugli affreschi stessi. Sono ricordate le due terribili pesti del 1576 (la cosiddetta peste di S. Carlo) e del 1630. Ecco alcune scritte: “Adì 25 aprile 1621 io fui questa ciesa a la perdonanza”. “Adì 29 agosto 1630 fu sepulta la moglie di Camilo Ventura. Adì 5 setembre 1630 fu sepolta Dorotea sua figliola qui di sora in de la casa. Morti di mal di peste”. “1669. Le grandezze del mondo le tutta cener”. “1670. Fu datta Candia a Turchi”. “Candia è sta la nostra ruina deli omini et anco de le case”. “1836 il colera”.

La festa di S. Gottardo

Oltre alla festa del Santo titolare, il tempietto ospita la festa di S. Gottardo, ogni anno, al 4 maggio. Il Santo vescovo tedesco fu oggetto di devozione nelle zone di origine monastica (la chiesetta di S. Pietro era tale). Il suo culto si diffuse per opera dei monaci benedettini e il popolo se ne appropriò, prendendo in simpatia il Santo, considerato protettore contro la febbre, la podagra, l’idropisia, la peste, le malattie dei fanciulli, le doglie del parto e la grandine.

La chiesa di S. Pietro, ricevette il privilegio dell’indulgenza plenaria dal papa Clemente XIII (12 agosto 1767), a favore dei fedeli, che, veramente convertiti, confessati e comunicati, vi facevano visita nella festa dei Santi Pietro e Paolo, dai primi vespri fino al tramonto del sole, pregando per la pace dei governanti cristiani, per l’estirpazione delle eresie e per l’affermazione della santa madre Chiesa.

Il beneficio e i rettori

Le proprietà di S. Pietro in Monte di Serle esistenti a Carpenedolo, passate al vescovo, furono costituite in beneficio autonomo nel 1490, con onere, per il rettore, della cura d’anime in aiuto all’arciprete.

I rettori sono i seguenti: Francesco Spirani (1490-?), Pancrazio Ruggini,(1497), Graziadio Agogeri (1497-1517), Paolo Bozzola (1517-1546), Bernardino Folloni (1546-1559), Elia Bozzola (1559-1565), Leonardo Pizzoni (1565-1567), Ferrando Folloni (1567-?), Leonardo Pizzoni (1572-?), Antonio Ceruti (1580?-1620), Gerolamo Ceruti (1620-1641), Faustino Ceruti (1641-1685), G. Paolo Cassa (1685-1691), Pietro Angelo Querenti (1691-1695), Ippolito Lanfranchi (1695-1730), Giulio Cacciamali (1730-1741), Ambrogio Vetteri (1741-1763), Giovanni Giacomo Cassa (1763-1814), Francesco Barchi (1814-1845), Antonio Salvinelli (1845-1857) (39), Vigilio Bonalda (1857-1864), Giuseppe Botta (1864-1899), G. Pietro Leali (1900-1904), Giuseppe Guastalli (1905-1920), Ferruccio Scalmana (1921-1928), Giuseppe Brodini (1929-1948), Giuseppe Schena (1949-1973), Francesco Renica (1973-).

 

 

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